Benjamin Zephaniah: un poeta dub rivoluzionario [IT]

Benjamin Zephaniah si definisce un “poeta, scrittore, musicista e cattivo ragazzo”. Nato nel 1958, ha vissuto nel Regno Unito in anni molto turbolenti dal punto di vista sociale e razziale. La sua città natale è Birmingham ma da giovane si è spostato a Londra dove il generale clima politico che si respirava nella metropoli ha fin da subito influenzato il suo sguardo sulla realtà. In particolare grande impatto hanno avuto l’esperienza dell’incarcerazione e la partecipazione alle famose rivolte razziali del 1980. Le taglienti osservazioni politiche e sociali maturate grazie al suo vissuto personale e a quello della sua comunità hanno quindi caratterizzato tutti i suoi lavori, in particolare la sua poesia. Zephaniah scrive spesso in inglese giamaicano, tipico della cultura Rastafari, e tratta di una varietà di temi sociali e politici tra cui il razzismo e l’antirazzismo, il reggae, l’hip-hop, la violenza poliziesca, l’anarchia, la critica all’accademia e il veganismo.

In questo articolo vogliamo proporre tre poesie come esempio di alcuni dei temi principali che ricorrono nel lavoro di Zephaniah e che ci interessano particolarmente: il razzismo fascista e istituzionale, l'anti-autoritarismo e il veganismo. La prima poesia è riportata nella versione originale in inglese e affiancata da una versione in italiano tradotta da noi. Le altre due poesie riportate solo nella versione originale, ci daranno l’opportunità di identificare alcuni degli elementi linguistici più significativi per chi è interessato all’apprendimento della lingua inglese nelle sue varie sfumature.

La prima poesia s’intitola What Stephen Lawrence Has Taught Us (Quello che ci ha insegnato Stephen Lawrence). La poesia parla dell’uccisione a sfondo razziale di un ragazzo, Stephen Lawrence, per mano di una gang di suprematisti bianchi, avvenuta nel 1993 a Londra. Questo caso, ad alto profilo mediatico, oltre ad alzare il livello di tensione razziale, ha anche messo in luce il razzismo istituzionale e la corruzione che regnava all’epoca nella polizia britannica. È una poesia che non indugia nel ricondurre le responsabilità di questo caso alle dinamiche discriminatorie che radicano la società britannica e agli apparati di potere che hanno permesso la morte di Lawrence e tanti altri casi simili .

A seguito della versione originale riportiamo una nostra proposta di traduzione in italiano per permettere a chi non ha una comprensione adeguata dell’inglese di apprezzare il contenuto e le riflessioni offerte da Zephaniah. Come sempre suggeriamo una lettura comparativa dei due testi per migliorare le proprie abilità linguistiche.

What Stephen Lawrence Has Taught Us

We know who the killers are,
We have watched them strut before us
As proud as sick Mussolinis',
We have watched them strut before us
Compassionless and arrogant,
They paraded before us,
Like angels of death
Protected by the law.


It is now an open secret
Black people do not have
Chips on their shoulders,
They just have injustice on their backs
And justice on their minds,
And now we know that the road to liberty
Is as long as the road from slavery.


The death of Stephen Lawrence
Has taught us to love each other
And never to take the tedious task
Of waiting for a bus for granted.
Watching his parents watching the cover-up
Begs the question
What are the trading standards here?
Why are we paying for a police force
That will not work for us?


The death of Stephen Lawrence
Has taught us
That we cannot let the illusion of freedom
Endow us with a false sense of security as we walk the streets,
The whole world can now watch
The academics and the super cops
Struggling to define institutionalised racism

As we continue to die in custody
As we continue emptying our pockets on the pavements,
And we continue to ask ourselves
Why is it so official
That black people are so often killed
Without killers?


We are not talking about war or revenge
We are not talking about hypothetics or possibilities,
We are talking about where we are now
We are talking about how we live now
In dis state
Under dis flag, (God Save the Queen),
And God save all those black children who want to grow up
And God save all the brothers and sisters
Who like raving,
Because the death of Stephen Lawrence
Has taught us that racism is easy when
You have friends in high places.
And friends in high places
Have no use whatsoever
When they are not your friends.


Dear Mr Condon,
Pop out of Teletubby land,
And visit reality,
Come to an honest place
And get some advice from your neighbours,
Be enlightened by our community,
Neglect your well-paid ignorance
Because
We know who the killers are.

 

Quello che ci ha insegnato Stephen Lawrence

Sappiamo chi sono gli assassini,
Li abbiamo visti camminare spavaldi di fronte a noi
Orgogliosi come dei folli Mussolini,
Li abbiamo visti camminare spavaldi di fronte a noi
Spietati e arroganti,
Marciando di fronte a noi,
Come angeli della morte
Protetti dalla legge.

Ormai non è più un segreto
Le persone nere non
Portano rancore,
Ma si portano il peso dell'ingiustizia sulla schiena
E quello della giustizia nella mente,
E ora sappiamo che la strada verso la libertà
È lunga quanto la strada dalla schiavitù.
La morte di Stephen Lawrence
Ci ha insegnato a volerci bene
E a non dare per scontato
Una noiosa attesa dell'autobus.
Guardare i suoi genitori che guardano l'insabbiamento
Solleva la domanda
Quali sono gli accordi qui?
Perché paghiamo per una forza di polizia
Che non lavora per noi?


La morte di Stephen Lawrence
Ci ha insegnato
Che non possiamo permettere che l'illusione della libertà
Ci conferisca un falso senso di sicurezza quando camminiamo per le strade,
Il mondo intero ora può vedere
Gli accademici e i super sbirri
In difficoltà nel definire il razzismo istituzionalizzato

 
 

Mentre continuiamo a morire in custodia
Mentre continuiamo a svuotare le tasche sui marciapiedi,
E continuiamo a chiederci
Perché è così accettato
Che le persone nere vengano uccise così spesso
Senza assassini?

Non stiamo parlando di guerra o vendetta
Non stiamo parlando di ipotesi o possibilità,
Stiamo parlando di dove ci troviamo ora
Stiamo parlando di dove viviamo ora
In ‘sto Stato
Sotto ‘sta bandiera, (Dio salvi la regina),
E Dio salvi tutti quei bambini neri che vogliono crescere
E Dio salvi tutti quei fratelli e sorelle
Che sono furiosi,
Perché la morte di Stephen Lawrence
Ci ha insegnato che il razzismo è semplice quando
hai amici ai piani alti.
E degli amici ai piani alti
Non te ne fai niente
Quando non sono tuoi amici.

Caro signor Condon,
Salta fuori dalla terra dei Teletubbies,
E visita la realtà,
Vieni in un posto onesto
E fatti consigliare dai tuoi vicini,
Lasciati illuminare dalla nostra comunità,
Abbandona la tua ben pagata ignoranza
Perché
Noi sappiamo chi sono gli assassini

La prossima poesia che proponiamo si chiama Reggae Head (Testa reggae), e vuole essere una critica esplicita alle forme di autoritarismo subito dalla comunità nera. Originariamente era un pezzo parlato, come nella tradizione della poesia dub, e questo aspetto emerge chiaramente dallo stile. Per chi è interessato nello studio della lingua inglese in tutte le sue sfaccettature, questo scritto è un buon esempio di inglese giamaicano, una variante dell’inglese parlato in Giamaica, ma anche in Regno Unito dagli immigrati giamaicani (spesso parte della cosiddetta Windrush Generation) e dai loro discendenti. Il verso ripetuto alla fine di ogni paragrafo riassume il significato della poesia, una sfida all’autoritarismo: “Dem can't get de Reggae out me head” (‘Non possono farmi uscire il reggae dalla testa)’. In un inglese più standard il verso sarebbe ‘They can’t get the Reggae out of my head’, e vuole sottolineare l’impossibilità da parte delle autorità di condizionare o rimuovere la blackness dalle persone nere, cioè quegli aspetti dell’identità nera che disturbano l’esistenza della classe media bianca britannica.

Per chi è curioso di approfondire lo stile dell’inglese giamaicano e per facilitare la lettura della poesia, spieghiamo alcune caratteristiche di tale variazione dell’inglese. “Them”, o “dem” con un accento giamaicano, si usa spesso al posto del pronome soggetto “they”. Allo stesso modo “I” è spesso sostituito da “me” e viceversa. “Me” è inoltre usato al posto dell possessivo “my”. La combinazione di lettere “th” si pronuncia solitamente come “d”, per questo la pronuncia di “the” è “de”, “they” diventa “dey”, “them” “dem”, “with” “wid”, “that” “dat”, ecc. È inoltre comune che le ultime lettere della parola vengano appena pronunciate, per esempio “just” può diventare “juss”, “master” è “masta”, “and” è “an”. Altri elementi significativi includono cambiamenti più radicali come nel caso di “doesn’t” che può essere sostituito da “nar”. Oltre a queste caratteristiche menzionate, l’inglese giamaicano è identificabile per variazioni più significative nell’uso della grammatica, nella scelta del lessico e nella sintassi, che ora non ci soffermiamo a elencare. In ogni caso, crediamo che questa poesia possa essere un buon inizio per osservare alcune particolarità dell’inglese giamaicano.

 

Reggae Head

Doctors inject me
Police arrest me
Dem electric shock me
But dat nar stop me,
Oooh
Dem can't get de Reggae out me head.


Dem tek me to a station
Put me on probation,
But I still a dance
Wid de original nation,
Oooh
Dem can't get de Reggae out me head.


Dem sey,
Obey yu masta,
Stop talk Rasta,
But I tek a dub
An juss rock a little fasta,
Noooo
Dem can't get de Reggae out me head.


Dem sey
Bad bowy, stop it,
Dem put money in me pocket
Riddim wise I drop it
An rock it Reggaematic,
Got it
Dem can't get de Reggae out me head.


Dem put
Pill an potions ina me
Dem put
Sum weird notion ina me

 
 

Dem put
Fire water ina me
Wan time dem try fe slaughter me,
But I thrive on electricity
Dem tings stimulate I mentally
Now dem calling me de enemy
Cause de reggae roots deep ina me.
Experts debate me
Pop charts
Hate me,
De BNP want to
Annihilate me,
Oooh
Dem can't get de Reggae out me head.


Critics curse
Psychiatrists wail,
Cadburys
Lock me up in jail,
Still
Dem can't get de Reggae out me head.


Computers study me
Commuters worry me
But dem can't hurry me
Or do me injury,
No
Dem can't get de Reggae out me head.


Videos are watching me
But dat is not stopping me
Let dem cum wid dem authority
An dem science and technology,
Oooh
Dem can't get the reggae out my head

L’ultima poesia di Benjamin Zephaniah che vogliamo condividere si chiama Talking Turkeys (Tacchini parlanti). Come l’altra poesia è scritta in inglese giamaicano e ancora una volta tratta di un tema importante per noi, il veganismo. In questi famosi versi Zephaniah ci chiede di “essere gentili con i tacchini questo Natale”, di non mangiarli, e ci ricorda che gli umani sono “out of der mind” (fuori di testa). Zephaniah infatti ha spesso parlato dell’assurdità di mangiare i propri “amici”, modo in cui si riferisce ai tacchini in questa poesia e in altre. In varie occasioni ha affermato che preferisce dire di non mangiare gli animali piuttosto che la carne. Zephaniah è diventato vegano da ragazzino, all’età di 13 anni, in un periodo della sua vita in cui era abituato a parlare agli animali nella sua scuola di bianchi, in cui si trovava spesso solo per via della discriminazione razziale. Una volta ha anche affermato ironicamente che: “Incredibilmente non ho mai incontrato animali razzisti”.

 

Talking Turkeys

Be nice to yu turkeys dis christmas
Cos’ turkeys just wanna hav fun
Turkeys are cool, turkeys are wicked
An every turkey has a Mum.


Be nice to yu turkeys dis christmas,
Don’t eat it, keep it alive,
It could be yu mate, an not on your plate
Say, Yo! Turkey I’m on your side.

I got lots of friends who are turkeys
An all of dem fear christmas time,
Dey wanna enjoy it, dey say humans destroyed it
An humans are out of dere mind,


Yeah, I got lots of friends who are turkeys
Dey all hav a right to a life,
Not to be caged up an genetically made up
By any farmer an his wife.

Previous
Previous

Ashanti Alston - The Anarchist Panther [IT]

Next
Next

Benjamin Zephaniah: a Revolutionary Dub Poet [EN]